Pirelli fa da anni della trasparenza uno dei suoi motivi d’orgoglio aziendale. E l’attitudine dell’azienda a mettere sempre le cose in chiaro è risaltata anche in tempi recenti quando, avvicinandoci sempre di più alla data in cui la società tornerà ad essere quotata nel mercato azionario italiano, Pirelli stessa ha elaborato un’analisi SWOT riguardo la pianificazione strategica dell’azienda. Per maggiori informazioni in merito alla quotazione, leggi tutto sulla IPO Pirelli su Evaluation e sulla Pirelli IPO su Ansa.

Per i non addetti ai lavori, un’analisi SWOT si preoccupa di evidenziare quali sono i punti di forza (Stregnths), le debolezze (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) che caratterizzano un determinato progetto. Una mossa che Pirelli conduce evidentemente per lanciare un chiaro messaggio agli investitori, che suona più o meno come “non abbiamo nulla da nascondere”.

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I punti di forza

Anche un non economista non avrebbe troppi problemi ad individuare quali sono i punti di forza di Pirelli. L’azienda ne individua 4, per la precisione: l’eccellenza operativa, la lunga collaborazione con le maggiori case automobilistiche, l’innovatività dei prodotti frutto del settore ricerca e la forza del marchio.

Da questi ne derivano altri, quali ad esempio l’iconicità della “P lunga”, il posizionamento di leader in un mercato in forte crescita, l’esperienza del management e la capacità di realizzare prodotti di altissimo valore in tutti i settori di vendita.

Debolezze

Pochi e molto specifici sono invece i punti di debolezza. Primo fra tutti l’uscita dal segmento standard, a cui fa il palio una non facilissima vendibilità, almeno al momento, di prodotti ultratecnologici.

Opportunità

Il tema delle opportunità future è strettamente collegato a quello delle debolezze. Perché se da un lato i prodotti di ultimissima generazione ancora non hanno un mercato florido, è altresì vero che l’ascesa di vetture elettriche ed ibride non può essere ignorata. Una crescita di vendita di pneumatici appositamente pensati per questo tipo di vetture è pressoché scontata, e Pirelli in questo settore è in prima linea.

A ciò si aggiungano due elementi che trascendono l’aspetto bruto dei numeri di vendita. Il primo, tutt’altro che irrilevante, è l’attesa ripresa del mercato brasiliano, uno dei più fecondi per l’export Pirelli. L’altro riguarda il paventato miglioramento sulle previsioni dell’andamento di alcuni fattori che influenzano a latere la catena produttiva, quali ad esempio i costi delle materie prime.

Minacce

Per molti versi, le minacce fanno da contraltare alle opportunità. Secondo Pirelli infatti proprio il costo delle materie prime, insieme ad esempio alle dinamiche dei cambi, potrebbero costituire un pericolo all’armonia dei futuri processi produttivi.

E se da un lato il settore delle nuove auto (quindi elettriche, ibride, ma anche car sharing o autonome) promette talmente bene da poter essere considerato un’opportunità, dall’altro va detto che quello delle auto “tradizionali” non cresce come dovrebbe, ma più a rilento.

Questo rallentamento va visto in un’ottica più ampia, perché è proprio nei momenti di stasi che si affacciano sul mercato nuovi competitor che propongono prodotti meno qualitativi ma più economici, ed è una minaccia di cui Pirelli deve tener conto se non vuole perdere importanti posizioni nell’Olimpo dei distributori di pneumatici nel settore consumer.

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