Con una mossa a sorpresa la Corte Costituzionale austriaca a spianato la strada che dovrebbe condurre la nazione alla regolamentazione dei matrimoni gay.

La decisione è scaturita dalla denuncia di due donne, unite civilmente secondo quanto previsto della legislazione austriaca ma intenzionate a sposarsi. Il ricordo della coppia è stato respinto prima dal Comune di Vienna, poi dal Tribunale Amministrativo della Capitale per arrivare infine in Corte Costituzionale.

Secondo la Corte, l’attuale legge che permette a due persone dello stesso sesso di unirsi civilmente ma non di sposarsi dovrà essere rivista a partire dal 31 dicembre 2018. Dal giorno successivo, 1 gennaio 2019, salvo diversa disposizione del legislatore in Austria anche le coppie omosessuali potranno convolare a giuste nozze.

In Europa Unioni civili già possibili in 14 Stati

In questo cammino virtuoso verso la parità di genere l’Austria raggiungerebbe altri 14 Stati dell’Unione in cui i matrimoni gay sono già celebrabili, ovvero Olanda (dal 2001), Belgio (2003), Spagna (2005), Svezia e Norvegia (2009), Islanda e Portogallo (2010), Danimarca (2012), Francia (2013), Gran Bretagna e Lussemburgo(2014), Irlanda (2015), Germania e Finlandia (2017). In altri 7 Stati (Cipro, Grecia, Malta, Slovenia, Estonia, Svizzera e Italia) sono ammesse le unioni civili ma non i matrimoni, mentre in Bulgaria e Polonia sono vietate entrambe le forme di unione.

Secondo la Corte austriaca, la legge vigente (dal 2009) andrà modificata nel punto specifico in cui parla di “sesso differente” dei coniugi, poiché discriminatoria nei confronti degli omosessuali. Sarà un’apertura a doppio senso, in quanto dal 2019 le coppie eterosessuali potranno ricorrere a loro volta all’unione civile senza dover necessariamente contrarre matrimonio.

L’apertura alle unioni omosessuali è probabilmente il primo risultato della campagna elettorale che ha contraddistinto le recenti elezioni, in cui liberali, socialdemocratici e verdi si sono fortemente battuti per l’apertura ai matrimoni gay, mentre l’ÖVP, partito del neopresidente Sebastian Kurz, si era dichiarato contrario.

La situazione pare quindi delineata sebbene non in maniera definitiva, in quanto l’ÖVP cerca ancora di stringere la cerchia degli alleati in parlamento e da questo potrebbe scaturire una gestione dell’iter legislativo ad oggi imprevedibile.

 

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