È un dato allarmante quello che emerge dall’ultimo rapporto Oxfam (la confederazione internazionale delle organizzazioni no profit) secondo cui l’evasione fiscale appare direttamente collegata all’aumento di squilibri sociali e povertà.

Malta, Paesi Bassi, Lussemburgo e Irlanda rientrerebbero di diritto nella lista dei Paesi considerati “paradisi fiscali“, grazie ai quali gli evasori di tutto il mondo riescono a trovare un modo per non pagare quanto dovuto agli stati in cui fatturano. A questi, ne andrebbero aggiunti altri 35 extra-UE.

Dall’analisi emersa sul comportamento finanziario di 92 Paesi, Oxfam ha stilato una classifica che tenga conto di presenza di regimi fiscali e grado di trasparenza tali da favorire o impedire il trasferimento nelle banche nazionali di ingenti somme di denaro: di questi 92, almeno 39 si muoverebbero in un’area quantomeno “grigia” e fra questi andrebbero inseriti i quattro stati membri UE.

Ed è proprio in questi paesi che si sono registrati i più elevati diseallineamenti fra la reale attività economica e i profitti registrati dalle imprese, con casi del tutto paradossali come quello delle Bermuda in cui viene riversata una quantità di denaro pari a 4 volte e mezzo l’intero PIL nazionale. In Europa guida la classifica il Lussemburgo, dove il 24% del PIL deriva dagli interessi maturati sui versamenti che le grandi multinazionali effettuano banche del micro-stato.

Chardonnet: l’Unione si impegni a ridurre il divario fra ricchi e poveri

E non deve sorprendere se una tale disparità finanziaria si traduca con certezza quasi matematica in disparità di accesso alle risorse e quindi di classe sociale. “L’Unione europea” ha fatto presente la policy advisor di Oxfam, Aurore Chardonnet “deve potenziare i propri criteri di blacklisting includendovi tutte le pratiche fiscali dannose ed estendere l’analisi anche ai propri Stati membri”. Per coi concludere che  “i paradisi fiscali favoriscono l’evasione ed elusione fiscale a livelli parossistici, privando i Paesi di centinaia di miliardi di euro e alimentando povertà e disuguaglianza“.

Secondo la portavoce, l’Unione dovrebbe impegnarsi maggiormente nell’ “anteporre gli interessi dei cittadini a quelli dei paradisi fiscali e delle grandi corporation, se intende avviare un processo virtuoso di correzione del sempre più insostenibile divario tra ricchi e poveri del nostro tempo”.

 

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