Alla fine è arrivato l’attesissimo discorso che il Presidente della Generalitat catalana Puigdemont ha tenuto riguardo il futuro della Catalogna, un discorso cristallino che non lascia spazio a dubbi: la Catalogna ufficializzerà l’indipendenza.

Tenendo la parola per mezz’ora, il fautore del referendum sull’indipendenza non ha lasciato nulla al caso. Ha dapprima voluto ripercorrere, elencandole, tutte quelle che sono state le strade legali e costituzionali intraprese da Barcellona per ottenere maggiore autonomia, sottolineando come tutti gli sforzi profusi dalla sua comunità siano stati trasformati al momento della conversione in legge in “un’umiliazione”.

Puigdemont si rivolge poi a Felipe VI, e lo fa con preciso intento pragmatico passando in quell’unico punto della sua orazione dal catalano allo spagnolo. Con sapiente opera di code-switching, la massima figura istituzionale catalana ammonisce il regnante di Spagna sul fatto che le informazioni ai media non siano state fornite correttamente, chiosando con un lapidario: “Non siamo delinquenti, non siamo matti, non siamo golpisti. Siamo persone normali, che vogliono solo avere il diritto di votare.”

E passando di nuovo al catalano raggiunge il climax del suo intervento: “Singore e signori” esordisce nel concludere “col referendum del primo ottobre la Catalogna si è guadagnata il diritto di essere indipendente e di essere ascoltata.” E sottolinea come l’indipendenza abbia vinto nonostante la “grandine di colpi”. “C’è un prima e un dopo l’1 ottobre,” continua “abbiamo raggiunto ciò che volevamo” pertanto a breve “ci sarà una seduta formale per dichiarare l’indipendenza. Mi assumo il mandato del popolo di Catalogna perché la Catalogna diventi uno stato indipendente in forma di repubblica.”

Tanto basterebbe a gettare nello scompiglio buona parte delle diplomazie mondiali (uno stato indipendente deve essere riconosciuto tale anche dalle altre nazioni), non fosse per l’apertura finale. Puigdemont ha infatti ammesso di tenere in forte considerazione le prese di posizione di letterati, figure di riferimento e nobel per la pace che nei giorni scorsi si sono spesi per il ricorso al dialogo piuttosto che alla scelta di soluzioni drastiche, ed è per questo motivo che si è detto “aperto ad incontrare tutte le parti”.

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