Più sfruttate, meno pagate e più disoccupate rispetto agli uomini. È quanto traspare dall’ultimo report del World Economic Forum, che dipinge un’Italia molto in dietro nella classifica della retribuzione femminile.

Le lavoratrici italiane lavorano di più e vengono pagate di meno

Su 144 paesi presi in indagine, lo Stivale si piazza ad un poco onorevole 82esimo posto, perdendone 41 rispetto 2015 e finendo dietro anche alla Grecia, 78esima. Risulta infatti che il 61,5% delle donne italiane impiegate in qualsiasi tipo di attività lavorativa non viene pagato per niente o viene sottopagato. Meglio il settore maschile, che conta “solo” il 22,9% dei lavoratori mal pagati o non pagati.

Una situazione molto simile si verifica in quasi tutti i paesi della zona mediterranea, mentre le realtà del centro e nord Europa sembrano essere più attente alla questione del gender gap, retribuendo le lavoratrici in maniera più adeguata rispetto alla controparte maschile.

Dall’analisi dei dati, è evidente che oltre il danno affiora anche la beffa: in Italia le donne non solo vengono pagate meno degli uomini ma lavorano anche di più. In media, ogni lavoratrice italiana passa sul luogo di lavoro 512 minuti al giorno, mentre agli uomini ne toccano 453.

E a rincarare la dose intervengono anche i numeri sulla disoccupazione. Se è vero che gli uomini inoccupati sono il 10,9%, la percentuale rosa sale al 12,8%.

L’Islanda è il paradiso per il gender gap, male la Cina

Non solo occupazione. L’Italia si piazza molto in basso anche nel settore della rappresentanza politica, dove la presenza femminile si ferma al 31% (123esimo posto) e in quello della partecipazione economica (118°).

Il divario in termini generali di accesso alle opportunità è stimato al 68%, un gap che secondo il W.E.F. non potrà essere colmano prima di 100 anni. Da questo punto di vista arriva l’unico fattore positivo dell’indagine (almeno relativamente), in quanto il Nord America dovrà attendere almeno 168 anni per vedere annullato il gender gap.

Andando a scartabellare i dati della classifica generale, l’Islanda si riconferma essere la nazione più attenta ad annullare il divario fra i sessi, poco avanti ad un sorprendente Nicaragua. Avvicinandoci alle posizioni più basse, gli USA occupano la 49esima posizione, mentre la Cina non va oltre il 100° posto.

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