Dopo l’incessante campagna di lotta al cyberbullismo e alla divulgazione di notizie false voluta e promulgata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e dal Governo italiano, anche l’Europa dichiara guerra alle fake news.

È di pochi giorni fa infatti il varo di una consultazione pubblica a cui sono invitati a partecipare ricercatori, esponenti societari dei social network, autorità, media e cittadini, i quali potranno collaborare attivamente con l’Unione nella battaglia contro la diffusione di contenuti fasulli, fuorvianti e illegali sul web. Per partecipare, c’è tempo fino a metà febbraio.

L’iniziativa è risultata il frutto di una Conferenza della Commissione UE, presieduta dalla commissaria al digitale Mariya Gabriel, e chiede ai partecipanti di aiutare la commissione a far luce almeno su tre aspetti cardine. Il primo è riguarda come le fake news vengano percepite dai cittadini, il secondo si concentrerà su una valutazione delle contromisure fin’ora intraprese dai vari stati membri, il terzo avrà come obbiettivo quello di escogitare nuovi metodi di ostracismo alla diffusione dei contenuti malevoli da un lato, e al garantire a tutti i cittadini dell’Unione di poter accedere a notizie vere, accertate e non fuorvianti dall’altro.

Molto probabilmente la stessa Commissione istituirà a breve anche un gruppo di esperti che lavorerà in pianta stabile sulla problematica e sul monitoraggio delle attività di divulgazione illecite al fine di avere già a primavera 2018 una ben definita strategia da seguire per tentare di debellare, o quantomeno arginare, il fenomeno.

La stessa Gabriel lo definisce come il “sintomo di una malattia dell’informazione” chiaro specchio della “la vulnerabilità della nostra società”. E una tale vulnerabilità va combattuta con un apposito “vaccino”, il quale però è ottenibile solo formando i giovani e seguendo i “quattro punti cardinali di: trasparenza, diversità dell’informazione, credibilità e soluzioni inclusive” ogniqualvolta si lavora su un contenuto destinato al web.

La macchina della trasparenza, quindi, è ora in moto, e segue quanto già fatto lo scorso settembre con la consegna delle linee guida ai maggiori social network mondiali sull’identificazione e denuncia di contenuti pericolosi, di stampo terroristico o incitanti all’odio.

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