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A McDonald's sign is seen above the fast food restaurant on Monday, Nov. 25, 2019, near downtown Los Angeles. McDonald's has agreed to a $26 million settlement of a long-running class-action lawsuit over wages and work conditions at corporate-run locations in California. (AP Photo/Richard Vogel)

La divisione peruviana dei lavoratori di McDonald’s ha annunciato tramite un comunicato stampa diramato dall’addetto stampa ufficiale della società,  che in tutto il Paese i ristoranti rimarranno chiusi due giorni per il lutto che ha colpito due dei loro giovani lavoratori,  morti sul lavoro nella giornata di ieri.

Il fatto.
Nella giornata di ieri, a Lima, capitale dello Stato del Perù, 2 giovanissimi dipendenti, ovvero la 19enne Alexandra Porras e il suo ragazzo 18enne Gabriel Campos, sono morti sul colpo mentre erano intenti a pulire una macchina che erogava bibite gassate.
Secondo la prima ricostruzione effettuata dalla Polizia peruviana, i 2 fidanzati e colleghi di lavoro sarebbero morti in seguito ad una scossa elettrica che li avrebbe uccisi sul colpo.
La morte dei due giovani ragazzi ha dato il via a lunghe e rumorose proteste da parte degli altri lavoratori, non solo di McDonald’s. Infatti l’evento ha dato il via a delle polemiche sulle scarse condizioni di sicurezza dei lavoratori in Perù. Sia da McDonlad’s ma anche in praticamente tutte le altre aziende del luogo.
Infatti, secondo le ultime statistiche diramate direttamente dal Governo del Perù, oltre il 70% dei lavoratori dipendenti peruviani lavora in condizioni di irregolarità, che sia contrattuale o di sicurezza.

Da parte sua, il colosso nato negli Stati Uniti, McDonald’s, oltre che a garantire un equo risarcimento alle famiglie delle due giovanissime vittime, ha decretato la chiusura di tutti i suoi ristoranti in Perù per ben 2 giorni in segno di rispetto di Alexandra  e di Gabriel , morti mentre svolgevano al meglio il loro lavoro.

L’occasione è dunque propizia per ritornare sul tema della sicurezza sul lavoro. Un tema caro a tutte le Nazioni, ma che in particolare nei Paesi in via di sviluppo è ancora sottovalutato e spesso a pagarne le spese sono proprio i dipendenti, colpevoli di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.