Gran Bretagna, il vegano licenziato vince la sua causa

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In Gran Bretagna l’attesa per la sentenza era ormai altissima.
Da mesi infatti Jordi Casamitijana  aveva alzato la voce attraverso i maggiori social e non solo per denunciare quello che secondo il suo modo di vedere le cose era stato un licenziamento ingiusto.

L’uomo era impiegato presso la League Against Cruel Sports, una delle più famose organizzazioni benefiche a difesa degli animali e contro sport praticatissimi nell’isola britannica come la caccia alla volpe, alla lepre e al cervo, che lo aveva licenziato pochi mesi prima perché aveva avanzato delle obiezioni sul fatto che il fondo pensioni gestito dall’associazione stava investendo in società che erano pubblicamente coinvolte in test sugli animali.

Questo licenziamento, a suo avviso, è stato dettato dal suo credo filosofico nel “veganesimo etico“.

I vegani appunto seguono una dieta a base di vegetali, ma poi ci sono anche gli “ethical vegans” che provano anche a escludere ogni forma di sfruttamento degli animali esistente.
Infatti arrivano al  non utilizzare indumenti di lana, al non sedersi su sedili in pelle o evitare qualsiasi prodotto testato sugli animali fino anche non usare i mezzi pubblici che potrebbero incidentalmente schiacciare insetti, uccelli o altri tipi di animali a rischio per strada.

Così oggi, gli avvocati di Casamitjana  convinti che il veganesimo etico abbia attualmente tutti i requisiti per essere paragonato e quindi ritenuto un credo filosofico o religioso, hanno chiesto alla giuria che le ideologie del loro assistito sia protetto dall’Equality Act del 2010, ovvero una legge anti-discriminazione.
Inolte, ha poi dichiarato Casamitjana: “Il modo in cui credo nel veganesimo etico non è diverso dal modo in cui coloro che praticano una religione credono nelle regole della loro religione” .
E alla fine, proprio oggi, il tribunale del lavoro inglese ha dato ragione all’uomo licenziato e riconosciuto il veganesimo etico come un vero e proprio credo religioso.