Tumore alla vescica, da cosa dipende?

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Nella sola Unione Europea, secondo gli ultimi dati raccolti nell’anno 2019, sono ben 6561 le persone colpite ufficialmente dal tumore alla vescica.
Lo studio effettuato su questi dati si è inoltre interessato a quelle che potrebbero essere le cause della formazione del tumore. E, il dato più allarmante, riguarda la causa che colpisce una persona su 20: l’acqua del rubinetto

Infatti, come riporta lo studio pubblicato su Environmental Health Perspectives, delle persone colpite in qualunque età dal tumore alla vescica, ben 1 su 20, ovvero precisamente il 5%, ha visto nascere il tumore a causa delle sostanza chimiche che si bevono quando ci si disseta con l’acqua del rubinetto.
A conferma di ciò, arriva anche la notizia che concentrazioni massime dei contaminanti hanno superato il limite di 100 microgrammi per litro in 9 paesi, inclusa l’Italia.
Mettendo a confronto queste scoperte con tutte le ricerche svolte precedentemente, è uscito fuori che ci sarebbe un’associazione tra cancro alla vescica e l’esposizione a lungo termine a un gruppo di sostanze chimiche chiamate trialometani (THM). Queste sostanze, di cui fa parte anche il cloroformio, sono risultate cancerogene negli studi sugli animali e soprattutto si formano come sottoprodotto indesiderato quando l’acqua viene disinfettata negli impianti.

Questi dati sono stati ottenuti analizzando 26 paesi, mancano solo Bulgaria e Romania.
Inoltre, la media annua generale dell’Unione Europea stimata dei livelli di trialometani è stata di 11,7 microgrammi per litro, mentre i Paesi con le medie più basse sono risultati essere Paesi Bassi e Danimarca (0,2 microgrammi), i valori medi più elevati invece sono stati invece osservati a Cipro (66,2 microgrammi) e infine a Malta (49,4).
Per quanto riguarda i picchi massimi invece, in ben 9 Paesi sono stati rilevati dei livelli di trilometani superiori a 100 microgrammi per litro (valore limite UE): ovvero Gran Bretagna, Spagna, Italia, Cipro, Ungheria, Estonia, Irlanda, Polonia e Portogallo.

Resta quindi alta l’allerta. In attesa di capire come poter risolvere il problema.